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Domenica 5 Marzo 2017

Questione di Cuore e di Cru

Ospiti della Vinoteca la Porta del Chianti, venerdì 24 febbraio, abbiamo partecipato ad una interessante degustazione di Chianti Classico: protagonista della serata Angela Fronti titolare dell’Azienda Istine a Radda in Chianti.

L’Azienda e la sua Filosofia

L’azienda agricola Istine possiede circa 20 ettari vitati sparsi in diverse località principalmente nel comune di Radda in Chianti ma anche a Gaiole, il primo imbottigliamento è piuttosto recente, risale infatti al 2009.

I vigneti di famiglia sono stati acquistati a più riprese dalla famiglia Fronti tra il 1974 ed il 2008.

La famiglia Fronti però non è affatto estranea al mondo del vino è attiva da molti anni nel settore del movimento terra ed in particolare è specializzata nella preparazione dei terreni per l’impianto di nuovi vigneti. Da sempre si produceva vino ma il frutto della vendemmia era venduto sfuso.

L’inizio dell’avventura ci racconta Angela non è stato facile, innanzitutto c’è stato una sorta di scontro generazionale sull’importanza del biologico, “desideravo produrre un vino pulito, che rispecchiasse il territorio ed il vitigno di origine e che soprattutto non utilizzasse la scorciatoia dei vitigni internazionali”.

Il Sangiovese in questo territorio assume connotati unici, tanto che è unanimemente considerato un vero e proprio riferimento per l’intera denominazione. L’escursione termica qui è determinante visto che non di rado si arriva a 20° e questo fa sì che i vini mantengano acidità importanti, assicurandone grande eleganza e longevità.

L’affinamento prevede un passaggio botti grandi variabili da 10 a 40 hl dove i vini trascorrono un di circa 18 mesi seguiti poi da un ulteriore affinamento in bottiglia a seconda della tipologia di vino.

I Cru

Vigna Istine, quasi interamente coltivata a sangiovese (l’impianto risale al 2002), è posta a circa 550 metri, sulla strada che collega Radda a Castellina esposta a nord ovest è circondata dal Bosco, Angela la definisce “una vigna dannata”, tanta è l’asprezza del suolo ricchissimo di scheletro (alberese e calcare marnoso), con pendenze da record, le rese per ettaro sono davvero misere ma si capisce subito che rappresenta la sua vigna del cuore tanto che la stessa azienda ne ha tratto il nome.

Casanova dell’Aia, è la vigna storica della famiglia, reimpiantata nel 1997 situata a circa 500 metri è poco distante dal centro storico di Radda, con esposizione a sud, di fronte ai vigneti dell’azienda Val delle Corti, il terreno è ricco di galestro ma con importante presenza di argille.

Cavarchione, è l’ultimo acquisto, impiantata tra il 2010 ed il 2011 è posta a circa 420 metri nel comune di Gaiole nei pressi di Vertine, l’esposizione è ad est, il terreno è ricco di galestro e alberese.

I protagonisti della serata

Veniamo ora ai vini in degustazione, tutti provenienti da uve sangiovese in purezza, l’idea dei Cru era da sempre nei progetti della produttrice ma si è concretizzata solo a partire dalla vendemmia 2012. 

Del Chianti Classico Vigna Istine 2014 ancora molto giovane e con ampi margini di evoluzione ci colpisce per l’estrema facilità di beva, ricorda quasi un pinot noir di Borgogna tanto è essenziale nella sua eleganza. La versione 2013, annata dal blasone decisamente superiore (quanto meno sulla carta) all’inizio è apparsa appena frenata dal legno, ma dopo pochi minuti di ossigenazione il vino si è aperto dimostrandosi altrettanto ricco di fascino. Caldo ed equilibrato il vino chiude con una lunga scia sapida, il compagno ideale per i grandi primi piatti della tradizione culinaria regionale.

Il Chianti Classico Cavarchione 2014, si presenta molto diverso per struttura e approccio olfattivo, con acidità leggermente inferiore al precedente cru il vino acquista una frazione di punto in struttura, senza compromettere l’eleganza. Molto diversa la versione 2013, più sapida e calda con colore appena più evoluto, accattivante e al tempo stesso quasi misterioso per i continui cambiamenti nel bicchiere.

Chiudiamo con il Chianti Classico Casanova dell’Aia 2013, più solare e strutturato, specchio fedele del sangiovese di Radda, una grande bottiglia in grado di accompagnare la selvaggina nobile.

Si tratta di vini molto diversi l’uno da l’altro, espressione fedele del meraviglioso “terroir” di Radda in Chianti, interpretato con passione e competenza dalla brava produttrice.

La nebbia di marzo non fa male, ma quella d'aprile toglie il pane e il vino.

Giovanni D'Alessandro

Innamorato perso della Borgogna e del Pinot Noir, cerca, si spera con successo, di trasmettere la sua passione urbi et orbi.

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