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Giovedì 23 Marzo 2017

Cortona e i suoi Syrah

E già…uno pensa a Cortona e gli vengono in mente un sacco di cose per cui è famosa, il borgo medioevale, le varie tombe etrusche disseminate sul territorio circostante, la basilica di scuola Senese, il film che l’ha consacrata nel mondo “Under the Tuscan Sun” ma un sommelier accende la lampadina, sfoggia un meraviglioso sorriso a 32 denti ed esclama: “SYRAH” !

Il vitigno controverso

Ora, come tutti ben sanno, il Syrah è un vitigno di controversa origine, per qualcuno Iraniana, visto l’assonanza con la città di Shiraz, per altri Siciliana, dalla provincia di Siracusa, importato forse dai Greci che qui ebbero a lungo dimora o forse dai Romani che commerciavano con l’Egitto.
Sta di fatto che, come per la maggior parte dei casi, le origini si sono perdute, ma oggi sappiamo bene che trova le sue eccellenze nella alta valle del Rodano, importato probabilmente dai crociati che lo impiantarono nella zona dell’ Hermitage e che viene coltivato un po’ ovunque sia in Italia che nel mondo, Australia compresa, per cui è diventato una seconda bandiera modificando il suo nome in Shiraz.

Di chi è la colpa (o il merito)

Ma allora chi lo ha portato a Cortona? i Greci? i Romani? i Francesi di passaggio con le truppe napoleoniche?
Per certo non lo sappiamo ma sicuramente il fondatore di una delle aziende che visiteremo, Massimo D’Alessando, ebbe il pregio come tutti i visionari di provare a impiantare questo vitigno in una zona dove storicamente si produce Sangiovese a partire dagli anni ‘80.
Il pregio di trovare una zona talmente vocata da meritarsi l’appellazione del vitigno nel disciplinare, unico in Italia per un’uva molto spesso usata solo come taglio per altri vitigni; Cortona Syrah Doc.

Ma come è questo Syrah?

Il Syrah è un vitigno che predilige climi continentali per esprimersi al meglio, che ama terreni argillosi con sabbie e scheletro che assomigliano per morfologia a quelli della valle del Rodano.
Le caratteristiche generali di questa uva permettono di ottenere vini di colore molto intenso tendenti spesso al violaceo, profumi di frutta rossa e nera e importanti speziature tipicamente riconducibili al pepe nero. Acidità non troppo spinta e trama tannica fine e setosa.

Bene e ora che si fa?

Si parte di buon’ora come sempre in pullman da Firenze. Una trentina di sommelier o aspiranti tali guidati con maestrie da tre macchine da guerra con un sorriso splendido che hanno organizzato fin nei minimi dettagli questa gita, Donatella, Monica e Nadia. Con il puntiglio, la precisione, la grazia e l’arguzia che solo tre donne possono essere capaci di avere.

Baracchi Winery
Partenza in orario e arrivo in perfetto orario ai piedi dell’azienda Baracchi. Il pullman non può proseguire, la strada è stretta, ma nessuno è spaventato da 1 km di camminata per raggiungere il magnifico contesto dell’azienda immersa tra vigne ed olivi dove ci aspetta Silvia, chef stellato presso il ristorante dell’azienda, moglie del proprietario e fantastica guida della nostra visita. Il contesto dell’azienda lascia a bocca aperta per la posizione da cui si ammira la Valdichiana fino al lago Trasimeno. Olivi e piante di rosmarino ad incorniciare i vigneti di Sangiovese, Syrah, Merlot, Cabernet e Trebbiano che scendono sulle morbide colline e che danno vita ai vini dell’azienda.

Metodo Classico dalla Valdichiana

Silvia è prodiga di informazioni da grande padrona di casa come si dimostra e ci accompagna in cantina dando doviziose informazione su uvaggi e vini che producono, sulla storia dell’azienda partita con 1 ettaro di vigna, per arrivare ai 30 ettari attuali. Vinificazioni e spumantizzazione, sì proprio la spumantizzazione, visto che di metodo classico si parla. Trebbiano e Sangiovese con cui producono due metodo classico con cura e attenzione. Col remuage manuale dopo aver provato a tenere direttamente le bottiglie in punta pensando ad eccessi di zelo dei francesi nell’uso di questa pratica, per poi scoprire quanto sia fondamentale e imprescindibile. Silvia è simpatica e schietta come i suoi vini e i suoi racconti.

Ma si inizia a bere qualcosa?

Corposo e profumato il trebbiano che porta con sé freschezza delle raccolte anticipate e corpo insieme alla  materia delle macerazioni, sia fermo che spumantizzato, si dimostrerà un vino intrigante che parte dall accompagnare un antipasto fino a qualche primo non troppo strutturato o delle carni bianche.

Sabrage per tutti

Lo spumante ci viene fatto sciabolare con divertimento; i profumi di lieviti ancora in bottiglia, di frutta bianca fresca e croccante, di macchia mediterranea balsamica pervadono l’aria e i nostri calici. Ottimo aperitivo al pranzo che ci aspetta presso la loro bottega nel centro storico di Cortona. Ma non prima di aver salutato il magnifico falco femmina, “Lilla”, simbolo del ristorante il Falconiere e passione della sua chef.

A pranzo (meritato) degustando.

Di corsa a Cortona, dove ci aspetta il pranzo presso la Bottega Baracchi. La scarpinata ripida dal parcheggio del bus fino alla piazza centrale di Cortona, è impegnativa ma ne vale assolutamente la pena. Bellissimo il locale e fantastici i cibi che accompagneranno il pranzo degustazione con i vini dell’azienda.

Si parte ancora da un metodo classico, quello prodotto con uve Sangiovese, rosé di saignée come direbbero i cugini d’oltralpe, buccia di cipolla, fresco e profumato di ciliegie (come avrebbe potuto essere altrimenti), con una leggera percezione dei lieviti tipici della vinificazione, accompagna in maniera egregia un antipasto di ricotta e manzo affumicato dal gusto intenso e goloso.

Si passa al Trebbiano, questa volta fermo, Astore, che si presenta insieme ad un meraviglioso tortino di pecorino. Dieci giorni di macerazione regalano un colore giallo paglierino molto intenso tendente al dorato e un corpo importante per questa tipologia di vino. La frutta si spreca: dalle mele agli agrumi, passando per sfumature gialle tropicali. Un vino di carattere, morbido e ben equilibrato che sarebbe in grado di proseguire oltre.

Arriva un fagottino intrigante, una lasagna che avvolge e racchiude il suo sugo. E si adorna di una riduzione di Parmigiano Reggiano. Geniale! Ogni morso un’esplosione gustosa che si lascia accarezzare dai profumi netti e precisi di frutti di bosco, pepe e caffè di uno syrah giovane ed allegro Smeriglio, intenso nel suo abito rubino, pronto a ripulire la bocca dall’unto del sugo con i suoi tannini fitti ed eleganti.

Il piatto importante inizia ad arrivare sui tavoli, una splendida tagliata condita con maestria con sugo peposo. Carne tenerissima, succulenta e speziata a dovere per incontrarsi nell’abbraccio del vino, il vino di punta dell’azienda, Ardito, 50% Syrah, 50% Cabernet Sauvignon. Un uvaggio inconsueto di cui non ricordo di aver mai incontrato altri esempi. Un convivio di frutta e spezie, di balsamicità e note vegetali, di grande forza ed eleganza, Un vino austero che ha bisogno di anni per raggiungere la maturità ma che già esplode in tanti aromi ben distinguibili, dalle prugne alle more, dal pepe al peperone, fino al rosmarino. Dalla vaniglia al caffè, fino al tabacco. Grandissima complessità e lunga persistenza.

E per finire il passito tipico toscano ad accompagnare un tiramisù da applausi. Un vinsanto che grazie all’enorme freschezza mitiga e pulisce la bocca arricchendola di quegli aromi tipici della frutta secca, del dattero, del fico secco, del fico d’india, delle mandorle tostate e del miele.

E chi si alza adesso da tavola!

Si torna al pullman perché ci stanno aspettando da Tenimenti D’Alessandro, azienda storica e padre dell’introduzione del Syrah in questa zona. Azienda che nel 2007, con un’annata strepitosa, è riuscita a raccogliere importanti riconoscimenti in Francia per il proprio Syrah, Gold Medal Syrah du Monde, con l’etichetta storica Il Bosco che ancora oggi è la bandiera dell’azienda. Un vino che tutti gli anni raccoglie a ragione grandissimi punteggi della critica nazionale e internazionale.

Provando e riprovando

Terreni argillosi/calcarei, altissima densità di impianto, fino a 8000 piante per ettaro, dalla fine degli anni 80 iniziano gli esperimenti sui terreni dell’azienda eseguendo microvinificazioni di vitigni diversi, per comprendere quale si fosse adattato meglio a quel terroir insieme al professor Attilio Scienza. Fino alla scoperta del Syrah e alla partenza delle produzioni. Ad oggi il Syrah è il cuore pulsante della produzione di questa azienda che sviluppa circa 120mila bottiglie su una superficie vitata di 37 ettari. Fino al 2006 solo un’etichetta e poi lo sviluppo. Oggi: tre etichette di Syrah a cui se ne sono aggiunte una di rosato e due di bianchi da Viognier che, in un territorio simile alla valle del Rodano, non poteva mancare.

Legno e terracotta

La cantina è di quelle belle, che si ricordano bene. Barrique su supporti che ruotano per permettere una sorta di remuage della botte. Il loro vino, se si escludono le versioni base, fa 2 anni in barrique di cui 1 anno in botte nuova e 1 anno in botti usate. Un sostituto valido e veloce del batonnage, che avrebbe richiesto tanto tempo e persone, ma che viene da loro considerato fondamentale per le loro vinificazioni. Grossi botti da 50HL tronco coniche che mi ricordano tanto le langhe e in generale vini importanti insieme a botti più piccole da 10 HL e tonneaux. Un’anfora fa bella mostra di sé, anche se ci spiegano che al momento sono solo esperimenti, ancora esperimenti, quelli che hanno dato lustro e importanza alla loro produzione.

Ancora a degustare

E arriviamo alla sala degustazione dove ci attende il bianco di ingresso, Viognier che fa solo acciaio, fresco e profumato di fiori bianchi con qualche leggero accenno balsamico, sapido e minerale. Ottima e facilissima bevuta.

Un’anteprima assoluta che sarà presentata al Vinitaly, il rosato, Pepe Rosa. Raccolta anticipata di Syrah per favorire la freschezza. Leggera macerazione e pochi mesi di permanenza sui lieviti. Profumi delicati di rose e frutti di bosco, di melograno, fragoline e lamponi, pepe bianco dolce. Un rosato interessante, molto francese per costruzione, ben lontano dai rosati sparati freschi e sapidi della nostra costa tirrenica.

Finalmente i rossi: si parte dalle cose più “semplici”, Borgo Syrah, rosso di pronta e facile beva dove si vinificano le uve dei filari più giovani. Ancora una volta il frutto nero e il sottobosco, le spaziature un po’ meno piccanti e la piacevolezza di un sorso con una trama setosa dei tannini.

Si sale con Il Bosco e ancora un regalo, oltre alla 2012, annata in commercio, una strepitosa bottiglia del 2001, che non ho potuto fare a meno poi di comprare. Il Bosco è un vino che conosco da tempo e che amo per le sue tante sfumature. Un vino che espande la complessità come ammorbidisce la trama tannica. Un vino dove, partendo dal frutto, nerissimo, si scorre per il vegetale balsamico del bosco fino alla mentuccia di campo, per le spezie delle indie, per i legni profumati e tostati. Un vino che nel bicchiere si apre e regala emozioni, diverse per ogni annata. Chiunque abbia bevuto quella 2001 non può che esserne rimasto ammaliato.

E il finale non poteva essere che con il loro cru Migliara, singolo vigneto, riconoscibile per mineralità e corpo più accentuati, per la grande eleganza dei profumi varietali.

A casa pronti per la prossima avventura

Una gran bella giornata che finisce sul pullman, stanchi ma soddisfatti di quello che abbiamo visto, sentito, gustato e comprato e incorniciati da tramonti rosso fuoco che scorrono fuori dai finestrini e davanti a noi.

L’esperienza del ritorno dalle gite di un giorno sembra appagante e quindi le nostre tre fate delle gite hanno solo da impegnarsi per tirare fuori dal cilindro la prossima destinazione…noi ci saremo sicuramente!

Aldo Mussio

Wine Lover and Champagne addicted. Da tutta la vita si destreggia e sopravvive tra hardware e software di tutte le specie, che sono poi la sua vita imprenditoriale. Ha trovato rifugio nel mondo del vino in tutte le sue declinazioni ludiche e si distrae in vari ambienti “social”.

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Altri contributi: Redatto da Katarina Andersson.

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