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Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori Delegazione di Firenze
Lunedì 9 Aprile 2018

ProWein 2018…Riesling, Riesling, fortissimamente Riesling

Benedetta influenza!

Parto per Düsseldorf su invito di un’amica produttrice chiantigiana, la sua responsabile commerciale si è ammalata ed ha bisogno di aiuto al suo stand. Non me lo faccio ripetere due volte, trolley pronto, check-in online fatto e via.

La mia prima fiera del vino in assoluto, mai stata neanche al Vinitaly… una neo sommelier con l’ansia del principiante che vuole provare tutto, a cui viene offerto un biglietto per le giostre.

E Prowein è davvero tanto…

Le regole (e le gioie) del buon vicinato

Accanto al nostro stand i giovani vignaioli galiziani di Ponte da Boga della Ribera Sacra ci coccolano alle 9 di mattina col caffè e alle 10 già si va di Godello e Albariño, entrambi 2017: delicato e fragrante il primo, più austero e affilato il secondo; verso mezzogiorno ci propongono il loro rosso Mencía 2016, floreale, fruttato di bacche nere e leggermente speziato.

Alla nostra destra un piccolo produttore di Champagne della Côte des Bar, Davy Dosnon, ci fa sperimentare un crescendo di bollicine fino ad arrivare al suo prediletto, un Pinot Noir millesimato 2008, che apprezziamo particolarmente per la freschezza, accompagnata da una bella complessità aromatica: suolo kimmeridgiano, ci dice lui fiero, quasi al confine con la zona dello Chablis, poi ci racconta di lieviti indigeni e di prime fermentazioni in barriques usate, giusto per arrotondare appena, io dal canto mio contenta di poggiare i miei tacchi su questo suolo di moquette ricca di stratificazioni, immagino argillo-calcaree, del padiglione 12, circondata da calici brillanti e persone generose…

Dalla piatta Westfalia della Messe Düsseldorf alle ripide sponde di Mosella e Reno in 4 minuti scarsi

E poi finalmente in libera uscita per scappare verso il padiglione dedicato a lui, al mio amore recentissimo ma folgorante nato durante il corso FISAR: il Riesling renano.

Quando leggo Mosel e Rheingau sui pannelli davanti a me avverto un leggero incremento della frequenza cardiaca, sento le note di Morricone di C’era una volta il West nelle orecchie: ci siamo, sono arrivata, adesso tutto si carica di senso!

Vado come una lancia affilata verso lo stand di Reinhold Haart e qui mi fermo, ma mi fermo davvero tanto tanto tempo. Degusto con calma tutti gli otto Riesling proposti, dal fresco e profumato di pesca e melone Piesporter Trocken 2016, fino all’ emozionante Piesporter Goldtröpfchen Spätlese 2009, maturo ma ancora vibrante, profumi di ananas, pesca matura e scorze di agrumi, con acidità e mineralità che mi colpiscono. Sono così felice di farmi raccontare questi vini che mi complimento con il giovane Haart figlio per il suo papillon in legno (mai avrei creduto che l’euforia potesse portarmi a tanto).

Accanto a lui non posso fare a meno di notare la postazione Fritz Haag, anche qui lunga sosta, ma chi mi è di fronte stavolta è una cortese signora teutonica vestita da signora teutonica, l’euforia è sempre forte ma i miracoli non li fa… ringrazio di cuore a degustazione terminata ma non commento il look. Commento invece tra me e me il loro Brauneberger Juffer Riesling Auslese Goldkapsel 2013, pieno, dolce di una dolcezza snella e così persistente…

E poi Toni Jost, degustato con grandissima soddisfazione durante lo scorso Vinoè. Non posso non ricordare il Bacharacher Im Hahn Großes Gewächs 2016, un trocken che fa venir voglia d’estate, con aromi di albicocche e susine gialle ed un’acidità croccante. Anche qui passione incontenibile; e poi il loro stemma con la gallina bianca su fondo blu mi incanta, la gallina bianca renana, il gallo nero chiantigiano della mia amica, un destino che si compie racchiuso nelle silhouettes di due animali da cortile, la grandezza nelle piccole cose…

È tempo ormai di attraversare l’oceano

Continuo a esplorare produttori e regioni, il padiglione Nuovo Mondo è grande, grandissimo, mi sento come se avessi il mappamondo in mano per giocarci a palla, come Charlot nella parodia del Grande Dittatore, solo che sempre di più, ogni volta di più, non sono io il conquistatore, ma il vino, è lui che conquista me e non ho bisogno neanche di alzare bandiera bianca, mi arrendo a questo signore camaleontico, imprevedibile, a volte elegante, altre generoso, altre ancora difficile o austero, ma sicura di una sola cosa: mai una noia!

Mariella De Francesco

Fiorentina di nascita, mamma friulana e papà napoletano, entrambi astemi, il solo alcol presente in casa nostra è sempre stato quello rosa per disinfettare. Scopro the bright side of the moon intorno ai trent’anni e da allora è cominciata la festa. Traduco di tutto, ma dalle 19:00 in poi ho un calice in mano al posto del mouse.

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